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da Via dei Servi a Borgo
Pinti
Scelta come sede da molti artisti del ‘500, come Antonio il Vecchio e Giuliano
Sangallo, Jacopo Pontormo, il Perugino, Cellini e Giambologna risiedevano in
queste strade, la zona di borgo Pinti raffigura il limite orientale del
quartiere di S. Giovanni nonché la destinazione finale di un itinerario che,
prendendo via dei servi a sinistra della basilica di
S. Maria del
Fiore,
mantiene una prima ed straordinaria tappa nella piazza della SS. Annunziata
eccezionale insieme di edifici rinascimentali. Continuando il cammino lungo via
della Colonna si arriva al Museo Archeologico, il più rilevante dell’intera
toscana.
Due deviazioni da via dei Servi concedono per di più di vedere piazza di S.
Maria Nuova con i suoi porticati tardo-rinascimentali, e l’incompiuta rotonda di
Brunelleschi. L’itinerario pedonale, richiede circa un’ora e mezza, senza
valutare il tempo necessario per la visita di musei e monumenti.
Via dei Servi.
L'antico borgo di Balla, remota direttrice per il contado fiesolano, si allarga
quasi subito nella piazzetta cui guarda la chiesa di S. Michele Visdomini, del
‘300 ma completamente restaurata e arricchita di cappelle nella seconda metà del
XVI secolo. Sul 2° altare di destra è collocata una Sacra conversazione ritenuta
il capolavoro del Pontormo.
Arcispedale di 5. Maria Nuova.
Affacciato sull'omonima piazza, che si giunge seguendo via Bufalini, è il più
antico di
Firenze: fu infatti fondato nel 1288 da Folco Portinari, padre della
Beatrice di Dante, ma l'aspetto di oggi, con loggiato a tre corpi, è opera
tardo-cinquecentesca di Bernardo Buontalenti. All'interno, tuttora destinato a
ospedale, si sono mantenuti i chiostri del primo '400 e la chiesa di S. Egidio,
con un grande tabernacolo in marmo di Bernardo Rossellino.
Museo e Istituto fiorentino di Preistoria.
Ha sede quasi di fronte all'Arcispedale, nell'ex convento delle Oblate, i pezzi
sono ordinati su due piani, secondo un criterio cronologico e geografico,
partendo dall'area fiorentina. Nel settore dedicato all'arte preistorica, notare
l'incisione con il ritratto di uomo barbato di particolare importanza, per lo
studio dell'evoluzione umana, le sepolture del riparo del Romito, riconducibili
al Paleolitico Superiore.
Museo di Firenze com'era.
Ospitato nello stesso edificio del precedente, ma con ingresso in via dell'Oriuolo
N. 24 (visite: tutti i giorni, 9-14; chiuso giovedì), propone materiale
documentario come disegni, dipinti, stampe volto a ripercorrere lo sviluppo e il
cambiamento della città nel tempo.
Rotonda di S. Maria degli Angioli.
Frutto incompiuto delle riflessioni di Brunelleschi sull'edificio a pianta
centrale (1433-34), era annessa a un convento camaldolese. I lavori si
interruppero quando la costruzione aveva raggiunto un'altezza di 7 m circa;
l'infelice completamento della parte superiore risale al 1936.
Piazza della Ss. Annunziata.
La configurazione originaria della piazza soffrì una parziale alterazione nella
prima metà del '600, che vide la realizzazione del portico della basilica,
nonché la sistemazione della grande statua equestre di Ferdinando I, del
Giambologna, e delle due fontane, opera di Pietro Tacca. All'angolo con via dei
Servi il palazzo Grifoni, edificato da Bartolomeo Ammannati accoglie la giunta
provinciale e la presidenza della Regione.
Ospedale degli Innocenti.
Fu tra i primi e più riusciti esempi di architettura civile rinascimentale. La
costruzione della struttura iniziò nel 1419, su disegno di Brunelleschi, e fu
portata a conclusione da Francesco della Luna. Appaiono assai innovative le
proporzioni del bellissimo porticato: la larghezza degli archi è infatti uguale
all'altezza delle colonne e alla profondità del portico, così da creare una
successione di cubi sormontati da semisfere. All'interno dell'edificio è
collocata una piccola Pinacoteca, con i pezzi di maggiore rilievo raffigurati da
una Madonna col Bambino e un angelo di Sandro Botticelli e da un'Adorazione dei
Magi di Domenico Ghirlandaio.
Basilica della SS. Annunziata.
Fondata dai Servi di Maria nel 1250 come piccolo oratorio, assunse la struttura
odierna (visite: tutti i giorni, 7-12.30 e 16¬18.30) con la realizzazione della
grande tribuna completata da Leon Battista Alberti. Il portale centrale dà
accessibilità al chiostrino dei Voti, alle cui pareti sono affreschi tra i più
importanti del '400 e del '500 fiorentino. Attestano la nascente sensibilità
manieristica l'Assunzione dei Rosso Fiorentino (1517) e la Visitazione di Jacopo
Pontormo (1514-16), così come sono espressioni del rinascimento lo Sposalizio di
Maria del Franciabigio (1513), la Natività di Maria (1514) e l'Arrivo dei Magi
(1511 ) di Andrea dei Sarto.
L'interno della SS. Annunziata fu ornato tra '600 e '700 secondo i modi del
barocco. Subito a sinistra si apre la cappella dell'Annunziata, con un elaborato
recinto di colonne in marmo e un'inferriata in bronzo del 1447: l'affresco
trecentesco dell'Annunciazione all'altare è molto onorato dai fiorentini. Nella
cappella interna è custodita una testa di Cristo di Andrea del Sarto.
La quinta cappella contiene un'Assunzione della Vergine del Perugino; in fondo
al braccio sinistro della crociera, nella cappella del SS. Crocifisso, è invece
collocata una statua in terracotta del Battista, altra opera di Michelozzo.
Il presbiterio consiste in una grande tribuna circolare, intorno alla quale si
aprono nove cappelle. Tra i dipinti che le decorano, spiccano la tavola del
Perugino raffigurante la Madonna e santi.
Museo Archeologico nazionale.
Il museo (visite: lunedì 14-19; martedì e giovedì 8.30-19; mercoledì, venerdì,
sabato e domenica 8.30-I4) trae origine dalle collezioni medicee e lorenesi in
origine agli Uffizi; fa anomalia la sezione egizia, istituita nella prima metà
dell'800 da Leopoldo Il di Lorena acquistando raccolte preesistenti e con una
spedizione archeologica.
La sezione di scultura etrusca espone principalmente plastica funeraria: di
grande rilievo appaiono la cosiddetta Mater Matuta e l'urna in alabastro del
Bottarone della prima metà Il secolo a.C. Eccezionale è il livello della
raccolta di bronzi etruschi, dalla celeberrima Chimera d'Arezzo del IV secolo
a.C., che fu riparata da Benvenuto Cellini e all'Arringatore.
Tra i bronzi d'epoca romana si avverte il cosiddetto Idolino di Pesaro, statua
di giovane che dopo il ritrovamento ispirò molti artisti dell'epoca, e la
Minerva d'Arezzo, su modello greco dei IV secolo a.C.
Nella collezione di ceramiche attiche risaltano il cosiddetto vaso Francois,
cratere a figure nere databile al 570 a.C., l'hydria a figure rosse dell'artista
indicato con l'appellativo di Pittore di Meidias.
S. Maria Maddalena de’Pazzi.
La chiesa in borgo Pinti fu edificata assieme con l’annesso convento benedettino
nel 1257 e riedificata da Giuliano da Sangallo alla fine del '400.
La cappella maggiore, aperta nella seconda metà del XVII secolo, riproduce il
miglior esempio di barocco romano a Firenze. L'ex sala capitolare conserva
un'importante Crocifissione ad affresco del Perugino.
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