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Santa Croce
In passato paludoso e sottoposta alle alluvioni dell'Arno, la porzione orientale
del centro storico di
Firenze fu
ottimizzata tra il '200 e il '300 dalla realizzazione dell'insediamento
francescano di S. Croce. La chiesa, costruita con i finanziamenti delle grandi
famiglie del quartiere come i Bardi, Baroncelli Alberti, fu concepita di
dimensioni enormi per servire, oltre alle funzioni religiose e alla
predicazione, anche da luogo di riunione per la popolazione del rione, con la
quale i Francescani avevano intrecciato un rapporto stretto.
Anche la piazza antistante, tra le più grandi e regolari di Firenze, è stata per
secoli uno dei principali luoghi di riunione della cittadinanza fiorentina: qui
si tenevano gare e spettacoli. S. Croce è rimasto per secoli il quartiere più
popolato del capoluogo toscano, consacrato all'attività laniera: non di rado i
palazzi dei mercanti come quello della famiglia Corsi, oggi sede del Museo Horne.
Un'ora e mezza è sufficiente per compiere l'itinerario indicato, raccolto in
un'area limitatamente ristretta, con differenti vie chiuse al traffico
automobilistico.
Piazza di S. Croce.
Nata come la domenicana S. Maria Novella, per accogliere le folle dei fedeli
mobilitate dalle prediche dei primi francescani, divenne nel rinascimento spazio
delegato a giostre cavalleresche e infine, come ancora al "calcio fiorentino".
Da qui il carattere scenico dei palazzi sul lato meridionale e l’originalità,
sul lato opposto alla basilica, di palazzo Cocchi-Serristoriinfluenzata da
esperienze romane.
La lunga facciata dei palazzo dell'Antella, in rilievo su mensoloni, ha
affreschi con Virtù e Divinità, conseguiti in 20 giorni da una dozzina di
artisti, sotto la guida di Giovanni da San Giovanni.
Basilica di S. Croce.
Famosa tanto per il raggruppamento d'opere d'arte, quanto per le tombe di
italiani famosi sepolti all'interno, il tempio (visite: orario estivo: feriali,
9.30-I7.30, festivi, 15-17.30; orario invernale: feriali, 9.30-12.30 e I5-17.30,
festivi I5-17.30) è forse opera di Arnolfo di Cambio, che unisce il gotico
francese con il passato romanico locale.
Iniziata nel 1295 per avvicendare una chiesa precedente, venne terminata 90 anni
più tardi ma consacrata soltanto nel 1444. La facciata è un'aggiunta in stile
neogotico così come il campanile ottocentesco è anche il monumento a Dante
situato sulla sinistra del sagrato. Solo da lontano, caratteristici nel profilo
cittadino, si stimano i muri laterali con nudi timpani triangolari e l'abside,
coronata da cuspidi. L'ampio e solenne interno ripete lo schema a T comune a
molte grandi chiese conventuali.
Le tre navate sono suddivise da due file di massicci pilastri ottagonali, che
sorreggono grandi arcate ogivali; la navata centrale, di rilevante ampiezza, ha
copertura a capriate.
Le tombe dei "grandi" in S. Croce.
La successione di sepolcri e cenotafi si apre, nella navata destra, con la
cinquecentesca tomba di Michelangelo.
Tra il secondo e il terzo altare ecco il cenotafio di Dante Alighieri, del 1829,
cui segue il monumento a Vittorio Alfieri di Antonio Canova; sul terzo pilastro,
verso la navata centrale, posa il raffinato pulpito di Benedetto da Maiano.
Superato il quarto altare, si osservano la tomba di Niccolò Machiavelli, e, dopo
una porta, il superbo monumento a Leonardo Bruni. Accanto sono la tomba di
Gioacchino Rossini e, al di là dell'ultimo altare, quella di Ugo Foscolo.
Le cappelle.
Nel braccio destro del transetto si apre la grande cappella Castellani, con
affreschi di Agnolo Gaddi a incorniciare uno stupendo tabernacolo di Mino da
Fiesole.
Alla testata del transetto, la cappella Baroncelli fu dipinta con storie della
Vergine da Taddeo Gaddi.
Un portale di Michelozzo avvia il corridoio che dà ingresso alla grande
sagrestia del ‘300, in fondo alla quale la cappella Rinuccini mantiene gli
affreschi da Giovanni da Milano; quelli sulla parete destra della sagrestia si
devono invece a Niccolò Gerino, Spinello Aretino e Taddeo Gaddi.
Rientrati nella basilica, si fanno visita alle cappelle di fondo. Notevoli
motivi d'interesse riservano quelle Peruzzi e Bardi, con frammenti di due cicli
affrescati da Giotto, eccezionali per la grandiosa spazialità. Nella prima sono
i palinsesti con le storie di S. Giovanni Evangelista e di S. Giovanni Battista,
mentre il tema della cappella Bardi è raffigurato dalle storie di S. Francesco,
che si avvicendano cronologicamente tra le due pareti. La cappella maggiore
s'ispira fortemente al gotico transalpino, richiamato dallo slancio verticale,
dalle nervature a ombrello della volta, dalle tre strette e altissime bifore.
Tra le cappelle a sinistra della maggiore si segnalano la Pulci-Berardi, con
affreschi del ‘300 di Bernardo Daddi e pala d'altare in terracotta invetriata di
Giovanni della Robbia, e la cappella Bardi di Vernio, affrescata con storie di
S. Silvestro da Maso di Banco.
Attenzione a non confondere con l'altra cappella Bordi di Vernio, ricavata
all'estremità del braccio sinistro del transetto: vi è mantenuto, sopra
l'altare, un Crocifisso in legno di Donatello.
Nella navata sinistra, dopo i monumenti ottocenteschi a Leon Battista Alberti e
Luigi Cherubini, di Lorenzo Bartolini, si incontrano quello a Carlo Marsuppini,
rilevante opera di Desiderio da Settignano, una Pietà del Bronzino.
Museo dell'Opera di S. Croce.
Allestito in alcuni ambienti del convento (visite: orario invernale, I0-17; dal
1 ° marzo al 31 ottobre, 10-18; chiuso mercoledì), a destra della chiesa,
comporta anche la cappella Pazzi, capolavoro brunelleschiano, e contiene opere e
frammenti architettonici del '300 e del '400 originari dallo stesso complesso
francescano. Inaugurato all'inizio del XX secolo e in seguito ampliato, fu
chiuso al pubblico in seguito all'alluvione del 1966, che rovinò notevolmente
tutto l'insieme conventuale.
Cappella Pazzi.
Sullo sfondo del suggestivo primo chiostro del XIV secolo, con al centro del
prato un guerriero in bronzo di Henry Moore e Dio Padre seduto di Baccio
Bendinelli, si staglia la cappella commissionata da Andrea de' Pazzi a
Brunelleschi nel 1429-30 ma compiuta solo nella seconda metà dello stesso
secolo. La facciata, sgravata da molteplici aperture e sovrastata da una bassa
cupola cilindrica, è l'unica lasciataci dal grande architetto fiorentino: sei
colonne corinzie sorreggono un attico interrotto a metà da un arco e scandito da
lesene.
L'interno, essenziale, richiama la sagrestia Vecchia di S. Lorenzo nel modulo a
20 braccia, misura (i braccio corrisponde a 58 cm) del diametro della cupola e
lunghezza dei lati del vano centrale. Lungo i muri corre una panca in pietra, su
cui posano le paraste corinzie che ritmano le pareti, la semplicità di intonaco
e pietra dialoga con la vivacità anche cromatica dei 12 tondi e dei medaglioni
nei pennacchi della cupola,forse modellati dallo stesso Brunelleschi.
Capolavori del Museo dell'Opera di S. Croce.
Tornati nel primo chiostro, si entra al refettorio, scoprendo subito a destra il
grande Crocifisso di Cimabue, il capolavoro più deteriorato dall'inondazione dei
1966. Sulla parete di fondo campeggia un affresco di Taddeo Gaddi.
Sul lato sinistro si osservano anche la statua di S. Ludovico di Tolosa di
Donatello, in bronzo dorato, e un affresco staccato (di Domenico Veneziano. Le
altre cinque sale ricevono lunette, affreschi staccati, frammenti di vetrate,
sinopie, sculture e terrecotte robbiane.
Casa Buonarroti.
collocata al N. 70 di via Ghibellina (visite: 9.30-14; chiusa martedì), fu
costruita nel 1612 da un Michelangelo il Giovane, nipote del più famoso prozio,
sul luogo di tre case acquistate nel 1508 e abitate dal grande maestro. Cosimo,
ultimo discendente della famiglia, ne fece regalo alla città, e un anno dopo la
sua morte la residenza venne aperta al pubblico per potenziare sia i capolavori
di Michelangelo, sia la storia della famiglia e delle sue collezioni.
Tra le opere di maggior importanza, ai pianterreno si segnala un busto di
Michelangelo di Daniele da Volterra, cui fanno da sfondo le raccolte d'arte
della famiglia. Al secondo piano risaltano invece la Madonna della Scala, opera
prima di Michelangelo, ancora legata alla tecnica di Donatello, e la Battaglia
dei centauri, anch'essa realizzata dall'artista.
Museo Horne.
Entrando nel palazzo del ‘400 di via de' Benci (visite: 9-13; in estate martedì
anche 20.30-23; chiuso domenica e festivi), si scoprirà il gusto antiquario di
Herbert Percy Horne, collezionista inglese che, dopo avere ristrutturato e
arredato l'edificio, ne fece la propria residenza organizzandovi il patrimonio
di opere d'arte raccolte dal 1894. Oltre a sigilli, monete, medaglie, ceramiche
e a stupendi mobili rinascimentali, vi sono conservate pezzi dei secoli XIV-XVI:
tra cui un tondo con Sacra famiglia del Beccafumi, un trittico di Pietro
Lorenzetti, una tavola raffigurante S. Stefano attribuita a Giotto.
Piazza de' Peruzzi.
Si arriva da via de' Benci sotto passando un arco. Sulla piazza si colloca il
grandioso prospetto secondario del palazzo Peruzzi, il cui andamento in curva
mostra con grande chiarezza che il complesso fu realizzato alla fine del
Duecento sulle rovine dell'anfiteatro romano. Questa suggestiva e preziosa
memoria della città antica è ben distinguibile anche nell'andamento delle vie
Bentoccordi e Torto.
Biblioteca Nazionale Centrale.
È la più rilevante biblioteca italiana, collocata dal 1935 in un grande edificio
eclettico iniziato 24 anni prima. II patrimonio dell'istituzione deriva dal
fondo settecentesco di Antonio Magliabechi, ordinatore della raccolta Medicea
Palatina, ingranditosi fino ad annoverare oltre 5 milioni di volumi a stampa..
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