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San Giovanni
Questo quartiere fu fortemente contrassegnato, tra il XV e il XVI secolo,
dall'attiva cospetto dei Medici, che ne fecero il loro "quartier generale":
oltre all’alloggio di famiglia momenti fondamentali di tale operazione furono il
complesso di S. Lorenzo e il convento di S. Marco.
In precedenza il quartiere di S. Giovanni si era andato sviluppando in un
sistema sufficientemente regolare di strade attorno alla direttrice principale,
rappresentata da via S. Gallo, proseguimento del cardo maximus romano. Qui erano
raccolti conventi, ospizi per i pellegrini e ospedali, avvicendati a lotti
abitativi dalla tipica struttura stretta sul fronte stradale e profondo verso
l'interno dell'isolato. Non mancano gli interventi moderni di progetti
ottocenteschi, che, introducendosi per lo più in aree non edificate, hanno
lasciato identici i caratteri originari del quartiere.
La camminata per il rione richiede non più di un'ora, cui va associato il tempo
indispensabile per la visita di monumenti e musei.
Palazzo Medici-Riccardi.
Questo edificio è il primo e altezzoso esempio di dimora signorile della
Firenze
rinascimentale, oggi sede della Prefettura. Fu edificato tra il 1444 e il 1462
da Michelozzo per i Medici, che ne fecero la loro residenza principale fino al
1540.
Nel 1517 furono disposte le grandi finestre accostate su mensoloni sopra alla
panca de via che corre lungo tutta la facciata; i Riccardi, che comperarono il
palazzo nel 1569, lo accrebbero di un'ala con sette finestre sulla fronte
principale.
Gli affreschi di Benozzo Gozzoli
Sotto il porticato a colonne corinzie del primo cortile, ha trovato posto gran
parte della collezione archeologica della casata, una tra le più ricche del
capoluogo toscano, che espone busti, teste, frammenti di rilievi, sarcofagi,
urne. La prima scala a destra sale alla cappella dei Magi (visite: tutti i
giorni, ore 9-19; chiusa mercoledì), meraviglia del primo rinascimento
fiorentino.
Da ammirare la capacità dell'artista di rappresentare costumi e fogge dell'epoca
e la capacità ritrattistica: entro paesaggi fantastici, si spostano personaggi
contemporanei tra i quali Lorenzo il Magnifico.
Piazza S. Lorenzo.
È dominata dalla facciata della basilica omonima, con sullo sfondo la grandiosa
cupola della cappella dei Principi, e resa pittoresca dal popolare e dinamico
mercato. Allo spigolo della scalinata della chiesa s’innalza il monumento di
Baccio Bandinelli.
Basilica di S. Lorenzo
Consacrata nel 393, restò la Cattedrale di Firenze fino all'VIII secolo.
Ricostruita in forme romaniche dopo il Mille, si presenta oggi nella completa
rinnovamento commissionata dai Medici a Filippo Brunelleschi: dai lavori,
protrattisi 15 anni dopo la morte del maestro, scaturì uno tra i capolavori del
rinascimento fiorentino (visite: feriali, IO¬17; chiusa festivi).
L'interno di S. Lorenzo.
Meraviglioso per armonia delle proporzioni, vede le tre navate divise da due
file di colonne con capitelli corinzi. La navata centrale è chiusa da un
soffitto a cassettoni; quelle laterali presentano volte a vela. Dalla facciata
interna, opera di Michelangelo, lo sguardo si sposta nella 2a cappella destra
per osservare il Matrimonio della Vergine del Rosso Fiorentino.
La porta in fondo al transetto sinistro introduce la magnifica Sagrestia Vecchia
del Brunelleschi dove appare perfetta la mescolanza tra l'impianto
architettonico e la decorazione plastica di Donatello. A Donatello si devono il
fregio di cherubini e serafini, i lunettoni sopra le porte, i tondi nelle pareti
e nei pennacchi, così come i battenti con vivaci figure delle porte in bronzo.
Biblioteca Medicea Laurenziana
Vi si entra oltrepassando il pregevole primo chiostro in stile brunelleschiano,
con due ordini d'arcate. La biblioteca (visite: 9-13; chiusa domenica e festivi)
riproduce una delle più interessanti architetture fiorentine del '500, dovuta al
genio di Michelangelo, e vi è mantenuta la più preziosa raccolta italiana di
manoscritti. I lavorifurono portati a termine 44 anni più tardi da Bartolomeo
Ammannati e Giorgio Vasari.
Cappelle Medicee.
Con questo nome viene fissato il complesso della cappella dei Principi e della
sagrestia Nuova, che allungano la parte absidale della basilica di S. Lorenzo.
Dall'ingresso su piazza Madonna degli Aldobrandini (visite: da martedì a
domenica, 8.15-17; festivi, 8.15¬13.30; chiuse la seconda e le quarta domenica
del mese e il primo, il terzo e il quinto lu-nedì) si entra in una cripta dalla
quale si sale alla cappella dei Principi, lussuoso mausoleo mediceo ricavato
all'interno della cupola di S. Lorenzo. Ideata da Cosimo I, la cappella fu
innalzata per volontà di Ferdinando I, che ne affidò il progetto a Matteo
Nigetti.
Nelle nicchie sopra i sarcofagi avrebbero dovuto trovare posto le statue di
ciascun principe, ma vennero conseguite soltanto quella in bronzo dorato di
Ferdinando I, opera di Pietro Tacca e quella parzialmente dorata di Cosimo.
Percorrendo il corridoio opposto all'accesso si entra nella Sagrestia Nuova, tra
le più alte creazioni di Michelangelo e prototipo dell'architettura
manieristica. È chiamata così per differenziare da quella del Brunelleschi, ma
in realtà si tratta della cappella funebre di Lorenzo il Magnifico, affidata al
Buonarroti. L'artista vi lavorò fino al 1534; la sua opera fu portata a
compimento dal Vasari e dall'Ammannati.
S. Marco.
Fondata nel '300, fu fortemente restaurata e allargata da Michelozzo nella prima
metà del secolo successivo. L'unica navata interna, chiusa da una facciata
neoclassica, subì successivi rifacimenti nell'ultimo quarto del '500, con
l'apertura delle cappelle laterali, e nel tardo XVII secolo quando vennero
conseguiti la tribuna e il soffitto in legno intagliato e dorato. Sulla
controfacciata, sopra il portale, sovrasta un grande Crocifisso trecentesco.
Attraverso il vestibolo in fondo al lato destro della navata si accede alla
sagrestia, dove sono custoditi, oltre a un sarcofago con statua in bronzo di S.
Antonino assegnata al Giambologna, preziosi arredi sacri dei secoli XV-XVIII.
Museo di S. Marco.
È allestito in una parte degli affascinanti ambienti del convento (visite:
8.15-13.50; sabato e domenica 8.15-18.50; chiuso la prima, terza e quinta
domenica del mese, il secondo e quarto lunedì), restaurato da Michelozzo in
forme semplici e solenni. Qui vissero fra' Giovanni da Fiesole, meglio noto come
Beato Angelico, S. Antonino vescovo di Firenze, Gerolamo Savonarola, e il
pittore fra' Bartolomeo.
Il museo riveste uno straordinario interesse, in buona parte legato alla
raccolta di opere del Beato Angelico. La visita inizia dal chiostro di S.
Antonino: tra gli affreschi spicca quello del Beato Angelico con S. Domenico
inginocchiato di fronte a Gesù crocifisso in fondo al lato d'ingresso.
I dipinti del Beato Angelico.
Provenienti dall'Accademia e dagli Uffizi sono raccolti nella grande sala
dell'Ospizio. Su tutti spiccano la Deposizione di Cristo, la famosa pala di S.
Marco avente per tema una Sacro conversazione con i Ss. Cosmo e Damiano, e il
tabernacolo dei Linaiuoli tappa importantissimo nel percorso artistico
dell’artista, specialmente per lo studio della prospettiva. Altre opere del
Beato Angelico si scoprono nella sala del Capitolo e nella sala del Lavabo,
mentre nella sala del Cenacolo risalta l'affresco con l'Ultima cena di Domenico
Ghirlandaio.
Al primo piano, le celle dei frati sono ornate dal celebre ciclo affrescato
concepito dal Beato Angelico come guida per la meditazione. Sulla parete di
fronte alle scale è la notissima Annunciazione che vede sviluppare con maggiore
monumentalità ed essenzialità un tema già affrontato dall'artista; alla parete
opposta, il Crocifisso con S. Domenico si contraddistingue per il motivo
iconografico del sangue di Cristo sparso a beneficio dell'umanità.
Musei universitari di Storia naturale.
Regio Museo di Fisica e Storia naturale, istituito nel 1775 dal granduca Pietro
Leopoldo, espongono alcune tra le più importanti raccolte naturalistiche
italiane.
Il Museo di Mineralogia e Litologia (visite: 9-13; chiuso domenica e festivi) ha
origine dalle collezioni medicee di pietre lavorate; al momento contienee circa
40 mila minerali.
Il Museo di Geolo-gia e Paleontologia (visite: 9-13; lunedì 14-18; chiuso
domenica e festivi) possiede una tra le più ricche raccolte di fossili e rocce
d'Italia, per un totale di oltre 300 mila pezzi. Il Museo Botanico (visite:
14.30-17; lunedì, mercoledì e venerdì anche 9-12; chiuso sabato, domenica e
festivi), il più grande d'Italia, accoglie diversi erbari, collezioni di modelli
in cera e una ricca siloteca. L'Erbario tropicale ricongiunge la più importante
raccolta al mondo di esemplari originari dalla Somalia e dall'Etiopia.
Cenacolo di S. Apollonia.
Nel 1891 fondato in Museo di Andrea del Castagno, era il refettorio (visite:
8.15¬13.50; chiuso primo, terzo e quinto lunedì del mese, seconda e quarta
domenica) dell'ex monastero benedettino, che insedia l'isolato tra via S. Gallo
e via XXVII Aprile. Andrea del Castagno l’ornò dopo il 1444 con lodevoli
affreschi tra i quali spicca, sulla parete di fondo, l'Ultima cena con le
soprastanti scene della Risurrezione, Crocifissione e Deposizione, unite
prospetticamente.
Galleria dell'Accademia.
Famosa soprattutto per le sculture di Michelangelo e per la raccolta di dipinti
fiorentini dei secoli XIV-XVI (visite: feriali 8.15-18.50, dal 15 giugno al 15
settembre, sabato, 8.15-22; domenica e festivi 8.15¬18.50; chiusa lunedì), fu
fondata nel 1784 dal granduca Pietro Leopoldo, per offrire agli studenti della
vicina Accademia di Belle Arti esempi altissimi dell'arte fiorentina. Nel corso
dell'800 il patrimonio della galleria andò via via arricchendosi di sculture del
Buonarroti, fino ad acquistare, agli inizi del secolo successivo, il carattere
di vero e proprio "museo di Michelangelo". Nella galleria successiva alla sala
del Colosso sono collocati i quattro giganteschi Prigioni di Michelangelo che
avrebbero dovuto abbellire la monumentale tomba di papa Giulio II. Tra i due
Prigioni di destra è collocato il S. Matteo conseguito per l'Opera del Duomo.
In fondo, nella tribuna neoclassica, è il famoso David ,alto m 4.10, conseguito
tra il 1502 e il 1504. Nel braccio destro della galleria, Venere e Amore del
Pontormo, dipinto intorno al 1532 su un cartone di Michelangelo, rivela una
contraffatta preparazione manieristica.
I dipinti della Galleria dell'Accademia.
Le sale Fiorentine presentano una eccezionale antologia pittorica del '400
locale, come si può accertare ammirando il cosiddetto cassone Adimari dello
Scheggia, fratello del Masaccio, che illustra con inconsueta fedeltà uno scorcio
di Firenze in festa, altrimenti la Visitazione del Perugino, una tra le sue
prime opere dopo l'arrivo nella capitale medicea.
In fondo al braccio sinistro della tribuna del David è l'ingresso alla grande
sala della Gipsoteca Bortolini, aperta nel 1985. I gessi qui presentati di
Lorenzo Bartolini, uno tra i più grandi scultori italiani dell'800, con, modelli
autografi che servivano per realizzare le sculture in marmo. Sulla sinistra
dello stesso braccio della tribuna si trovano le sale Bizantine, così chiamate
perché accolgono alcune opere di pittura pregiottesca, che veniva generalmente
identificate come bizantina.
La saletta di destra è divisa tra opere di artisti che assimilarono la lezione
di Giotto, come Taddeo Gaddi e Bernardo Daddi) e opere del così chiamato "giottismo
di fronda", ossia di quei pittori più tardi che aumentarono una tipica emotività
al colore.
Dalle scale alla fine del corridoio ricavato nel cortile esterno si entra al
primo piano, nelle cui sale è accolta un'esposizione insolitamente ricca di
pitture del '300 e del '400 fiorentino e toscano.
Opificio delle Pietre dure.
Istituito nel 1588 dal granduca Ferdinando I de' Medici come officina per la
lavorazione di pietre pregiate e rare stabilite alla decorazione della cappella
dei Principi in S. Lorenzo, è oggi un istituto statale tra i più capaci d'Italia
nel campo del restauro delle opere d'arte. L'annesso e interessante Museo
(visite: 9-14; chiuso domenica, lunedì e festivi) contiene i lavori in pietra
dura e scagliola, pitture su pietra.
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