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Prato
Uno storia millenaria e un dinamismo che l'accompagna da secoli, ho modellato la
città di Prato fino a farne un laboratorio delle "civiltà" toscane entro un
tessuto urbano incessantemente rinnovato, risaltano ammirevoli documenti del
medioevo architettonico e pittorico del pre-rinascimento mercantile del
rinascimento maturo fino all'arte contemporanea, che ha cosparso nello città
opere modernissime che provano quanto amore i protesi abbiano per le memorie
storiche e, assieme, per le avanguardie. Lo splendore risplende, invece, negli
interni di chiese e palazzi, come negli rilevanti e molteplici musei, che
esaltano un patrimonio d'arte cospicuo e alcuni capolavori universali dell'arte
italiana.
Piazza del Duomo.
La vasta piazza si estende sul luogo dell'antico protum episcopi, cardine
mercantile del borgo altomedievale predisposto attorno alla pieve di S. Stefano.
Già nell'XI secolo il "prato" del vescovo dette nome a tutto l’abitato e, nel
secolo successivo, divenne arrivo di un continuo flusso di pellegrini che
affluivano per venerare la reliquia del Sacro Cingolo.
Per ricevere le folle fu indispensabile nel '300 ingrandire la piazza, che prese
l'attuale morfologia amplificando l'effetto scenico del paramento bicromo della
pieve, innalzata a Cattedrale nella metà del XVII secolo.
Duomo.
Il primo edificio del X secolo fu riedificato nel '200 nelle forme dei romanico
pisano a opera di Guidetto da Como.
All'inizio del secolo successivo fu appendice la grandiosa crociera conseguita,
secondo la tradizione, su disegno di Giovanni Pisano; i rivestimento a strisce
bianche e verdi della facciata tardo-gotica fu terminato nel 1457. Sul fianco
destro si erge il campanile, di transizione tra romanico e gotico del XIII-XIV
secolo.
Capolavori in Duomo.
Le tre strette navate, separate da colonne in marmo verde, opera di Guidetto,
sono arricchite dalla più antica decorazione interna a fasce bicrome d'Italia.
Subito a sinistra si apre la cappella del Sacro Cingolo, realizzata nel 1385-95
per conservare la reliquia mariana.
Nella quinta campata si osserva il pergamo di Mino da Fiesole e Antonio
Rossellino e nel transetto destro un monumentale candelabro di Maso di
Bartolomeo e il tabernacolo della Madonna dell'Ulivo.
I maggiori motivi d'interesse arrivano però dalla cappella maggiore, dove si
svolge il grandioso ciclo di affreschi eseguito da Filippo Lippi e ritenuto tra
i massimi capolavori della pittura rinascimentale. Nella scena delle Esequie di
S. Stefano, inserita in un bellissimo interno brunelleschiano.
Un altro prezioso ciclo di affreschi si trova nella cappella dell'Assunta, a
destra del presbiterio: cominciato verso il 1433 e intitolato alle storie di S.
Stefano e della Vergine, è opera di Paolo Uccello e Andrea di Giusto.
Spostandosi nella seconda cappella a destra, si osserva un Cristo deposto in
legno del primo '400, opera della scuola di Agnolo Gaddi.
Museo dell'Opera del Duomo.
Sistemato nel Palazzo vescovile, a sinistra del Duomo (visite: 9.30-12.30 e
IS-18.30; festivi 9.30-12.30; chiuso martedì) e dotato di uno stupendo chiostro
romanico del XII secolo, accoglie opere d'arte, arredi e oreficerie originari
dalla Cattedrale. La sezione d'arte sacra del Due-Trecento contiene un nucleo di
dipinti e un prezioso bassorilievo del ‘200 di Giroldo da Como. Nella sala dei
Parati sono mostrati codici miniati e il pregiato parato di S. Stefano, del
secondo '500.
La visita si conclude nelle cosiddette Volte, ambiente sotterraneo inferiore al
transetto del Duomo dove si mantengono affreschi sepolcrali del ‘300.
Piazza del Comune.
Era l’asse urbanistico e civile della città medievale, dove si incrociano gli
assi viari che innestano i quattro antichi quartieri.
La decora una copia della fontana del Bocchino, diventata un emblema della
città; l'originale di Ferdinando Tacca è nell'atrio del Palazzo comunale,
edificio medievale modificato alla fine del '700. Vi hanno sede la Galleria
comunale e il Museo del Tessuto.
II lato opposto della piazza è retto dal Palazzo pretorio, grandiosa
realizzazione che si compone di due parti: la più antica, dall'aspetto di
casa-torre testimoniata con i suoi mattoni un'influenza lucchese o senese,
mentre l'altra, in pietra con eleganti bifore, è trecentesca.
S. Maria delle Carceri.
Cominciata da Giuliano da Maiano nel 1485 e portata a conclusione da Giuliano da
Sangallo è tra le massime espressioni dell'architettura rinascimentale per la
genuinità e l'armonia delle forme. Il tempio, innalzato per custodire
un'immagine della Vergine staccata dal muro delle Preesistenti prigioni, ha
pianta a croce greca e una monumentalità di ispirazione classica.
Castello dell'imperatore
Sta di fronte a S. Maria delle Carceri, con la quale limita una piazza di grande
bellezza. Il complesso, unico nel suo genere in Italia centro-settentrionale, fu
innalzato tra il 1247 e il 1248 dagli architetti dì Federico II riutilizzando la
fortezza dei conti di Prato. La struttura ha pianta e torri angolari quadrate.
Apprezzabile appare il portone principale, dalle cadenze classicheggianti, con
frontone triangolare e statue di leoni.
S. Francesco.
Fu innalzata tra il XIII e il XIV secolo e terminata nel '400 con la bella
facciata a strisce bianche e verdi. L'interno è a navata unica con tre cappelle
quadrate nel fondo. Accanto al primo altare sinistro è collocato il monumento
sepolcrale di Gimignano Inghiromi attribuito a Bernardo Rossellino.
Museo di Pittura murale.
Vi si accede dal chiostro del ‘400 vicino alla gotica chiesa di S. Domenico nel
quartiere Datini. Fondato per mantenere affreschi, sinopie e graffiti originari
da Prato e dal suo territorio, è il maggiore polo espositivo della città
(visite: 10-18; domenica e festivi 10-13; chiuso martedì).
Tra i dipinti di pertinenza del museo si segnalano: Madonna col Bambino
attribuita a Agnolo Gaddi, un rilievo in marmo (Annunciazione) scolpito da
Giovanni di Agostino, un trittico di Antonio da Miniato e una sinopie di Paolo
Uccello per gli affreschi del Duomo. Tra le opere di proprietà de Museo civico,
meritano la massima attenzione i dipinti di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano e
di Lorenzo Monaco.
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