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Piazza della Signoria
Dal duecento è il centro della vita civile fiorentina, chiuso da palazzi che
sono diventati l’immagine di questa bellissima città.
Questo imponente spazio scenico è stato il teatro delle maggiori vicende
storiche di
Firenze:
dall’ascesa del governo delle arti, che nella realizzazione del palazzo pubblico
espresse la potenza del comune fiorentino, a fasi dei Medici che ne realizzarono
il “sagrato” della loro sfavillante reggia, alla breve stagione purificatrice di
Savonarola che proprio qui fu giustiziato e bruciato sul rogo.
Le suggestioni delle memorie storiche dialogano con il fascino monumentale,
trovando il perno visivo ed emotivo nella mole imponente di Palazzo Vecchio con
la sua stupenda torre, sintesi dell’architettura civile fiorentina del medioevo
e forte espressione dell’evoluzione della cultura artistica della città, ma
anche allegoria del potere granducale nell’opposizione fra le rigorose forme
esterne e lo sfarzo dell’interno, che esprime l’esaltazione dell’assolutismo.
Ai Medici si deve anche l’inconsueta appendice urbanistica degli Uffizi, che
nelle sue gigantesche raccolte museali racconta la storia della civiltà
artistica italiana attorcigliata con quella dello eccezionale mecenatismo
principesco. E attorno, un tessuto edilizio immutato negli originari segni
medievali, esaltati dal tessuto delle antiche viuzze e dal caldo colore delle
pietre e degli intonaci. Un’ora e mezza è sufficiente per la vista degli edifici
rivolti sulla piazza.
Piazza della Signoria.
Giustamente compresa tra le più belle e note piazze d’Italia, fu aperta nel
medioevo con grandezze molto minori rispetto a quelle attuali.
L’originario spiazzo davanti alla facciata settentrionale del palazzo dei Priori
venne ingrandito, regolato e adornato nel corso dei secoli senza un preciso
piano organico; l’allargamento verso ovest fece prendere alla piazza l’odierna
conformazione a due invasi ortogonali, conservando nel contempo uguale la
posizione assi metrica di Palazzo Vecchio.
Sul lato meridionale fu innalzata, nella seconda metà del ‘300, la loggia della
Signoria, cui si associò, circa due secoli dopo, lo scenografico complesso degli
Uffizi, con lo slargo ideato come allungamento della piazza verso l’Arno. Sul
lato ovest, la medievale loggia dei Pisani venne abbattuta nel 1871 per
permettere la realizzazione di palazzo Lavisan, che cambiò faticosamente
l’aspetto volumetrico della piazza.
Le statue di piazza della Signoria sono della seconda metà del ‘500 vennero
inseriti i monumenti scultorei celebrativi, che fecero assumere alla piazza
l’odierno aspetto scenico e museale.
Tra via delle Farine e il lato settentrionale di Palazzo vecchio è collocato il
monumento equestre del Giambologna, che rappresenta di Cosimo I de’ Medici.
All’angolo sinistro della facciata del Palazzo Vecchio è la grande fonte di
Piazza o del Nettuno di Bartolomeo Ammannati e di Giambologna.
All’angolo sinistro della gradinata, di fronte a Palazzo vecchio, è posto il
Marzocco, leone che sorregge il giglio simbolo di Firenze: è una copia della
scultura in pietra serena di Donatello, mantenuta al museo del Bargello. Poco
più a destra su un alto piedistallo, è ilduplicato del gruppo in bronzo
raffigurante Giuditta e Olferne, pure di Donatello.
A lato del portone principale del palazzo è il David, di Michelangelo, in
seguito spostata alla galleria dell’accademia; la grandissima statua fu
innalzata nel 1504come emblema della vittoria della libertà repubblicana sulla
tirannide medicea, restando a suo posto anche dopo la restaurazione.
Palazzo Vecchio.
Simbolo del potere politico del ‘300, fu intrapreso nel 1299, su disegno di
Arnolfo di Cambio, per la magistratura comunale dei Priori, che vi collocò agli
inizi del XIV secolo. Divenne palazzo della Signoria nel XV secolo, quindi
abitazione dei Medici dal 1540 al 1565, quando diventò “vecchio” in seguito al
cambiamento di sede della dimora granducale a palazzo Pitti.
Il nucleo originario si presenta come un compatto parallelepipedo a bugnato
rustico di pietra forte, suddiviso in tre piani e con due ordini di bifore. È
coronato da un alto ballatoio per la ronda, racchiude due camminamenti
sovrapposti: uno coperto, con aperture, e uno scoperto protetto da merlature.
La torre alta 94 metri, fu innalzata nel 1310 adoperando in parte quella
preesistente dei Foraboschi; in alto si allarga ripigliando il motivo del
ballatoio del palazzo, cambiandone però gli archetti e la merlatura; è
completata da una cella, con quattro colonne e ulteriore merlatura.
Sul lato sinistro del palazzo si possono riconoscere i posteriori ampliamenti:
quello trecentesco con la porta detta di tramontana, che dà accessibilità alla
camera dell’Arme, unico locale a mantenere la struttura medievale; quello del
1495, conseguito per creare il salone dei Cinquecento; quello della seconda metà
del XVI secolo, che ingrandì l’edificio fino alla retrostante via dei leoni.
L’interno di palazzo Vecchio viene totalmente riorganizzato da Giorgio Vasari
nella seconda metà del ‘500 per volere del granduca Cosimo I de’ Medici,
divenendo un esempio per le regge europee. La visita ha inizio dal cortile,
rimaneggiato nel 1453 da Michelozzo secondo lo stile del primo rinascimento, e
abbellito nel 1565 in occasione delle nozze di Francesco de' Medici con Giovanna
d'Austria - con una successione di vedute di città dell'impero asburgico, su
disegno di Giorgio Vasari. In quel momento fu innalzata una fontana al centro
della corte e sulla vasca di porfido rosso.
Salone dei Cinquecento.
Il vasto ambiente venne realizzato tra il 1495 e il 1496 da Antonio da Sangallo,
dal Cronaca e da Francesco di Domenico per accogliere il Consiglio generale del
popolo, l'assemblea repubblicana ,composta appunto da 500 membri, voluta dal
Savonarola dopo l’espulsione dei Medici.
Quando Cosimo I si spostò nel palazzo, fece del salone l’emblema del proprio
potere assoluto, cambiandolo in sala delle udienze e realizzando alla testata
sinistra una tribuna sopraelevata detta Udienza, opera di Baccio Bandinelli,
rivolta ad ricevere il trono ducale.
In seguito, tra il 1563 e il 1565, fu innalzato di circa 7 metri il soffitto a
cassettoni, poi decorato con un ciclo di pitture di Vasari e aiuti.
Studiolo di Francesco I de' Medici.
Si apre a destra dell'ingresso ed è tra i più importanti risultati del
manierismo fiorentino. Piccolo e privo di finestre, venne conseguito sotto la
guida di Giorgio Vasari nel 1570-75 e ornato da affreschi in accordo con gli
interessi che il principe nutriva per le scienze naturali. Attorno al centro
della volta sono raffigurati i quattro Elementi “acqua, aria, fuoco, terra” e,
negli angoli, le "complessioni", ovvero gli stati d'animo umani.
Quartiere di Leone X.
Vi si entra dal salone dei Cinquecento per la porta di fronte allo studiolo.
conseguito nel 1555-62 e stimolato alla celebrazione di casa Medici, è opera di
Giovanni Battista del Tasso, finita da Vasari. L'unica sala visitabile è quella
che porta il nome di Leone X, primo papa della casata:
Quartieri degli Elementi e di Eleonora.
Si trova al secondo piano, sopra il quartiere di Leone X. Datato 1555-58, è
composto da una serie di sale, salette e terrazzi stupendamente decorati con
dipinti metaforici, opera di Vasari e aiuti.
Loggia della Signoria.
Detta impropriamente dell'Orcagna e anche dei Lanzi perché vi si accamparono i
Lanzichenecchi, fu in realtà innalzata da Benci di Cione e Simone Talenti per le
assemblee e le cerimonie ufficiali pubbliche della Signoria, divenendo a partire
dal primo '500 importante spazio espositivo di capolavori scultorei. L'edificio
afferma, con le sue tre campate dalle grandi arcate a tutto sesto, il
coronamento rettilineo e il profilo delle cornici, la mescolanza tra il gusto
tardo-gotico e quello classico. Nelle formelle in alto, tra le arcate, sono
inserite le Virtù teologali e cardinali, scolpite su disegno di Agnolo Gaddi
nella seconda metà del '300.
Nell'arcata destra ha ritrovato la sua collocazione dopo un attento restauro il
Perseo, capolavoro di Benvenuto Cellini. La grande statua in bronzo (alta 3.20
metri), che mostra l'eroe mentre solleva la testa della Medusa appena uccisa, fu
compiuta dopo quasi dieci anni di tentativi falliti per i problemi tecnici
dovuti alle dimensioni della fusione; nel 1554 venne collocata nella loggia, in
esplicita concorrenza con i capolavori di Donatello e Michelangelo posti di
fronte a Palazzo Vecchio.
Sotto l'arcata destra è presentato il Ratto delle Sabine, gruppo marmoreo del
Giambologna che è ritenuto la prima scultura concepita senza una prospettiva
favorita sulle altre, in modo da poterla osservare da ogni direzione.
All'interno della loggia, sulla destra, è un altro gruppo marmoreo del
Giambologna, Ercole col centauro Nesso.
Piazzale e palazzo degli Uffizi.
Gli
Uffizi, ossia "uffici", erano quelli della magistratura: per innalzare
Cosimo I fece distruggere un quartiere medievale e la chiesa romanica di S. Pier
Scheraggio, i cui resti sono visibili su via della Ninna e all'interno della
Galleria.
Su questo sventramento venne realizzato, secondo un progetto del Vasari portato
a conclusione da Bernardo Buontalenti.
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