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Parchi a Firenze
Chi visita i parchi cittadini di
Firenze ha
subito l'impronta che la storia dell'arte alberghi anche tra le foglie e le
piante della città. Le sue aree verdi, per lo più in ottimo stato di
conservazione, sono contrassegnate da un'atmosfera che fa rinascere l'età d'oro
del rinascimento, quando l'armonia era il concetto alla base della vita
quotidiana, in tutte le sue manifestazioni. Un esempio è dato dal giardino di
Boboli, che colpisce per la ricchezza del suo arredo e al tempo stesso per il
silenzio e la pace dei suoi viali, un angolo valutato un vero e proprio
monumento nazionale, il giardino di Boboli è uno dei più imponenti fra quelli
all'italiana.
Circonda sui fianchi e sul retro palazzo Pitti e arriva un'estensione di 45.000
metri quadrati. Venne creato intorno al 1550 su disegno di Niccolò Tribolo e fu
in seguito riadattato da numerosi interventi fino all'Ottocento.
Primo ripiano.
Entrando dal cortile dell'Amman nati, si sale alla spianata superiore dove si
osserva il monumentale anfiteatro, ingioiellato da edicole e statue. Al centro
si trova un obelisco egizio e una vasca in granito. Poco distante si osserva la
fontana del Carciofo, opera del ‘600 di Francesco Susini. Prendendo il grande
viale sulla sinistra si giunge alla grotta detta del Buontalenti, dal nome
dell'ingegnoso architetto e scenografo. Di gusto tipicamente manieristico, è
caratterizzata da una decorazione di finte stalattiti e spugne. All'interno
presenta tre ambienti ispirati al tema della metamorfosi e della materia.
Secondo ripiano.
Tornati indietro si salgono le rampe in fondo all'anfiteatro e si arriva al
secondo ripiano dove si nota subito il vivaio di Nettuno detto anche fontana del
Falcone, un'ampia vasca al centro della quale troneggia uno scoglio dominato
dalla statua di Nettuno.
Sull'ultimo ripiano si osserva la statua dell'Abbondanza, iniziata dal
Giambologna. Sulla destra si prende la scala che arriva alla palazzina chiamata
casino del Cavaliere, voluta da Gian Gastone de' Medici intorno al 1700 e
restaurata al tempo dei Lorena; ospita oggi il Museo delle Porcellane. Vicino si
nota una gradinata che porta al prato dell'Uccellare, circondato da cipressi e
lecci. Qui inizia il Viottolone, un lungo viale di cipressi secolari costeggiato
da statue risalenti al XVII e XVIII secolo.
Al termine ci si trova di fronte al piazzale dell'isolotto, un complesso tardo
manieristico iniziato da Giulio e Alfonso Parigi. Da notare le statue di Perseo
e Andromeda, della scuola del Giambologna, che emergono dall'acqua producendo un
effetto molto affascinante e scenografico. Il centro dell'isolotto è impegnato
dalla fontana dell'Oceano, copia dell'originale del Giambologna mantenuta al
Museo nazionale del Bargello.
Oltrepassato il piazzale dell'isolotto, si arriva al prato delle Colonne e in
seguito alla palazzina della Meridiana, sede della Galleria del Costume.
Giardino delle Rose.
Il giardino delle Rose scaturì nel 1865 per iniziativa del Comune di Firenze che
affidò l'architetto Giuseppe Poggi di migliorare la riva sinistra dell'Arno.
L'ambizioso progetto urbanistico era stato iniziato in previsione della
elevazione di Firenze a capitale d'Italia. Il giardino fu edificato secondo il
modello francese, con la creazione di un ambiente naturale bucolico ma allo
stesso tempo razionalizzato.
Giardino dei semplici
Chiamato anche Orto botanico od Orto Mediceo Fiorentino, fu creato per volere di
Cosimo de' Medici nel 1550, lo stesso anno del giardino di Boboli, con ogni
plausibilità su disegno di Niccolò Triboli. Si tratta di uno dei giardini più
antichi nel suo genere. L'intento di Cosimo era quello di dare vita un luogo per
studenti fiorentini simile al giardino botanico di Pisa, innalzato nel 1545.
Presenta la tipica conformazione del giardino cinquecentesco, contraddistinta
dalla divisione in riquadri geometrici. Nel corso dei secoli è stato oggetto di
molteplici manipolazioni soprattutto nell'800.
Parco delle Cascine.
Chiamato nell'800 i Campi Elisi della Toscana, prende il suo nome dalle fattorie
dei Medici, dove nel '500 si crescevano bovini; in seguito si accrebbe di alcune
piantagioni di alberi e di un orto botanico che rimasero proprietà dei
granduchi. Questa grande area verde arriva a una superficie di 118 ettari e una
lunghezza di 3 km. Fu aperto al pubblico agli inizi dell'800.
Da segnalare all'estremità occidentale, dove il torrente Mugnone congiunge
nell'Arno, il monumento funebre all'indiano, che ospita le spoglie mortali di un
giovanissimo marajà, morto a Firenze nel 1870.
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