Firenze nasce come colonia romana, nel 59 a.C., e a pochi anni dopo
risale il primo ponte sull'Arno, appena più a monte del ponte Vecchio. La
pianta della nuova città era rettangolare. La favorevole collocazione
nel territorio, perché l'Arno era navigabile, la Via Cassia vicina favorì
l’aumento della città che, fra il II e il III secolo d.C., contava oltre
10 mila abitanti, disponeva di un porto fluviale e di un teatro.
Dalla crisi alla rinascita.
Meno di 1000 abitanti accoglieva invece, dopo la crisi dell'impero, la
cerchia muraria bizantina molto ridotta rispetto all'originaria.
Marginale rimase la posizione di Firenze anche sotto i Longobardi e
solo in epoca carolingia si mostrarono avvisaglie di ripresa: 2000
abitanti alla fine dell'VIII secolo e quasi 5000, cento anni dopo, mentre
la cinta muraria riprendeva, ad esclusione del lato nord, i limiti romani.
Dopo il Mille la città visse con forte adesione alle vicende della riforma
ecclesiastica, divenendo rilevante polo religioso e quindi politico: alla
metà del secolo gli abitanti erano 20 mila. Successivamente la contessa
Matilde decise la costruzione di un nuovo perimetro murario: all'interno
della quale sorgevano le prime torri e gli unici monumenti erano
raffigurati dal Battistero di S. Giovanni e da S. Lorenzo, primo duomo di
Firenze.
Il Comune fiorentino.
Agli inizi del XII il commercio e la produzione artigianale,
strutturati nelle Arti, andavano nel frattempo conoscendo un grande
sviluppo e rappresentarono una grande crescita demografica: i nuovi
abitanti andarono a occupare i borghi, aumentatisi lungo le direttrici che
si irradiavano dalle porte principali. Quando la popolazione arrivò le
30 mila unità si rese indispensabile, nel 1172, la realizzazione di una
più grande cerchia che, allargandosi anche sulla sponda sinistra
dell'Arno, fosse in grado di difendere i nuovi agglomerati.
Lotte intestine.
Il secolo successivo risultò risolutivo per la definizione
dell'identità di Firenze. Il
Comune vide infatti al suo interno scontri diversi per il potere, conclusi
con il prevalere del ceto produttivo: inizia nel 1255 la costruzione del
palazzo del Capitano del Popolo. Lo sviluppo incontenibile dei
commercio, anche sul piano sopranazionale, rese la città una grande
potenza economica. Lo sviluppo globale non si fermò nemmeno in seguito
alla sconfitta di Montaperti nel 1260 contro i ghibellini senesi, cui fece
seguito la demolizione di torri e palazzi.
I secoli d’oro.
Al ponte Vecchio si affiancarono il ponte alla Carraia e il ponte alle
Grazie e quello a S. Trìnita. Specularmente, a est e a ovest della
città, nel cuore di rioni nuovi e popolosi, Domenicani e Francescani
inserirono i loro conventi, intorno ai quali costruiranno poi le basiliche
di S. Maria Novella e S. Croce. Eccezionale, per quantità e qualità, fu la
densità costruttiva dell'ultimo ventennio del secolo, dominata dalla
figura di Arnolfo. Il avvicendarsi di diversi eventi negativi di
grande portata come l'incendio dei 1306, la carestia del 1315-17,
l'alluvione dei 1333, la peste del 1348, sospesero comunque questo florido
sviluppo e negli anni seguenti si ebbe il completamento dei grandi
programmi pubblici già previsti, soprattutto sull'asse Duomo-palazzo dei
Priori.
La signoria dei Medici.
Mentre l'economia discendeva l'assetto politico si muoveva, non senza
ostacoli, verso soluzioni assolutistiche: da Cosimo il Vecchio a Cosimo I
il potere dei Medici, da indiretto, si rese sempre più lampante fino ad
assumere nel 1570 carattere completamente istituzionale. L'avanzata
dei Medici subì diverse interruzioni, tra cui quella legata all'assedio
dei 1529-30, divenendo stabile a partire dal rientro in Firenze di
Alessandro. Cosimo I eredita una città di 60 mila abitanti su cui
interviene per ottenere effetti di ordine e unitarietà indispensabili per
la realizzazione dell'idea e dell'immagine dello Stato: ponte S.
Trìnita, Uffizi, giardino di Boboli, restauro di Palazzo Vecchio dove si
trasloca nel 1540 cambiandolo in residenza del sovrano. Anche con i suoi
successori le decisioni edilizi non cambiarono un impianto urbano ormai
riordinato, limitandosi a lavori di arredo e di scenografia.
Il tempo dei Lorena.
La Toscana passa nel 1734 ai Lorena e, con Pietro Leopoldo,
l’abolizione di diversi conventi consente il loro riutilizzo come
ospedali, ospizi, scuole. Si interviene soprattutto sugli interni dei
palazzi e sulle facciate, mentre attorno alla metà del secolo successivo
furono innalzati nuovi ponti e dietro S. Maria Novella nacque la stazione
ferroviaria.
La capitale del Regno.
Quando nel 1865 Firenze divenne capitale d'Italia, la necessità di
cambiamento si fece comunque diffusa determinando un clima complessivo di
"cantiere" che trovò il suo interprete più importante in Giuseppe
Poggi. il suo progetto venne elaborato per accontentare la previsione
di un incremento di 50 mila abitanti, cercando di rimodellare Firenze in
capitale europea tramite una serie di grandi azioni organici. II primo
intervento fu l'abbattimento delle mura trecentesche sul cui tracciato
furono realizzati i viali di circonvallazione. Si salvarono solo le
porte: convertite però, da secolari nodi di transito, in nuovi arredi
urbani monumentali al centro di ampie piazze. Un'altra novità legata
alle attuazioni del Poggi fu quella del panorama sulla città, concepita
con l'apertura di piazzale Michelangelo e dei viale dei Colli. Infine,
è da menzionare il cosiddetto "risanamento" del centro, che implicò tra
l'altro la abbattimento del Mercato vecchio e del ghetto ebraico e la
distruzione praticamente totale di edifici di grande importanza
architettonica.
L'espansione moderna.
Lo sviluppo urbano del novecento fu una crescita a macchia d'olio nella
pianura sulla traccia delle vecchie strade extraurbane, delle linee
ferroviarie, del Campo di Marte. Il ritmo espansivo dovette interrompersi
in conseguenza della guerra. Infine, molto diverso sono stati i
processi che nel secondo dopoguerra hanno partecipato a tracciare il
profilo contemporaneo di Firenze: l'inurbamento dalle campagne si è
gradualmente esaurito e il numero degli abitanti è andata a decrescere.
Il centro storico va vuotandosi dei suoi abitanti, proprio mentre
molti negozi storici hanno lasciato il posto a banche e a vetrine di
moda. Anche perché meta di un turismo sempre più intenso, chi visita il
capoluogo toscano farà bene ad andare al di là di quel percorso un po'
classico seguito da ogni visitatore, e che va dalla Galleria
dell'Accademia a piazza dei Duomo, da piazza della Signoria a palazzo
Pitti, con puntate a piazza di S. Croce o su fino a piazzale Michelangelo.
Sono tappe obbligate, ma gli angoli di una Firenze più originale si aprono
principalmente in Oltrarno, nei quartieri di S. Spirito e di S. Frediano,
dove sopravvive un'atmosfera genuina.
Firenze nel Medioevo.
Se nell’alto medioevo la vita di Firenze orbitava intorno al
battistero, alla fine del ‘200 le sue due dimensioni basilari, quella
politica e quella religiosa, si sdoppiarono non solo ideologicamente ma
anche fisicamente, con la realizzazione quasi contemporanea della nuova
cattedrale, la basilica di S. Maria del Fiore, cominciata nel 1296, e di
palazzo Vecchio tre anni dopo. I due edifici riproducono per questo
l’asse ideale intorno al quale, da allora, gira l’intera città. una parte
della Firenze antica, quella a ovest di via dei Calzaiuoli, è stata
totalmente modificata dagli interventi della fine dell’800. Il “piano di
risanamento” del 1881 in nome della dignità del centro storico portò
infatti alla ripartizione di centinaia di edifici, molti tra i quali di
grande importanza storica e artistica, strade e piazze. La struttura
urbanistica ne uscì fortemente semplificata, sia pure conservando lo
schema ortogonale, e oggi appare contraddistinta da un’edilizia
solitamente uniforme e povera di valori architettonici: non a caso
l’elemento di maggiore importanza è il grande spazio vuoto di piazza della
Repubblica. L’area orientale, racchiusa tra il Duomo, via del Proconsolo e
piazza della Signoria, ha invece sostanzialmente conservato il carattere
medievale. Il percorso pedonale dalla basilica di S. Maria del Fiore a
ponte Vecchio richiede circa due ore, ma per una visita diligente dei
monumenti va messa in preventivo almeno mezza giornata.